Ogni giorno la vita ricomincia - Un parto e tre figli

Ho poche informazioni riguardo alla mia nascita. Una cosa curiosa che mi ha raccontato mia mamma è che per poco non nacqui sull'autobus che la stava portando con un’amica all’ospedale. Ho provato a immaginare le sensazioni di mia madre in quel momento. Credo che abbia provato molta ansia durante quel tragitto fino all’ospedale. Appena arrivate, il parto è avvenuto senza complicazioni. Per mia madre era il quarto parto e l'anno seguente ne sarebbe arrivato un altro figlio.

Oggi, però, vorrei soffermarmi non tanto sulla mia esperienza di figlia quanto sulla mia esperienza di mamma.

Avevo sempre desiderato essere mamma. Con tutte le forze del mio cuore. Passavano gli anni, avevo superato la soglia dei trent’anni e non avevo ancora nessuna relazione stabile per pensare minimamente a un figlio. Per fortuna non mi lasciai intrappolare dall’affanno di realizzare quel desiderio. Non ci pensavo affatto perché avevo la certezza che sarebbe arrivato il giorno in cui sarei diventata mamma. Direi che si è trattato di un vero e proprio atto di fede. Fede intesa come una sorta di pace che ti fa sperare anche quando non vedi all’orizzonte nulla che ti dia un appiglio a cui aggrapparti. Semplicemente aspettare che un giorno succederà.

Quando ho preso mia figlia per la prima volta in braccio mi avvolse una grande emozione: la gioia quasi indescrivibile di essere partecipe al miracolo della vita. Chi di voi lo ha sperimentato sa bene che non esistono parole per descrivere la nascita del proprio figlio. Nel mio caso ricordo che mi accompagnava anche un velo di paura per la responsabilità di questa dolce bambina. So di essermi sentita inadeguata e sola, anche se avevo al mio fianco mio marito, per di più molto premuroso nei confronti di noi due. Comunque in mezzo a quella bolla di felicità mi sentivo molto sola e impaurita, forse era per il fatto di essere forestiera e di non avere vicino nessuno della mia famiglia.

Sicuramente la forza per vincere quei demoni me la diede lo sguardo della mia bambina.

Scrivendo questo articolo, ho letto insieme a lei alcuni estratti dal diario “La mia gravidanza”.

“34ª settimana, dal 24 al 30 novembre: ho cominciato questa settimana comprando a Jasmine la sua prima bambola. Io la trovo bellissima, mi auguro che piaccia anche a lei. Venerdì 25 è caduta la prima neve della stagione, poca però ha ben imbiancato. La settimana è trascorsa con un po’ di altibassi nel mio umore... un po’ perché ho preso il raffreddore, un po’ perché alcune notti non dormo tanto bene. Magari è anche l’ansia per il parto che si avvicina.

39ª settimana, dal 29 dicembre al 5 gennaio: questa è stata la settimana del Capodanno... purtroppo sono stata un po’ malinconica perché l’ambiente era troppo freddo! Compreso il clima, all’incirca tra i -8° e i -10°...”

Poi il parto...

Il giorno seguente scrissi:

“Diventare madre mi ha fatto scoprire un’altra dimensione della felicità. Guardare mia figlia riempie il mio cuore di un’immensa gioia, ma quando mia figlia guarda me è come se Dio stesso mi dicesse con infinita tenerezza: «Eccomi qua».”

Ripresi a scrivere qualche tempo dopo:

“Oggi, 5 febbraio, riprendo a scrivere sul mio diario e lo faccio perché oggi è caduto il cordone ombelicale a Jasmine e quando l’ho scoperto sul pannolino ho sentito un’emozione strana... tristezza, nostalgia, paura... che ne so... so che ero ancora molto attaccata a questo filo che ci ha tenute unite durante tutta la gravidanza e il vederlo prolungava in qualche maniera quel legame fisico. Adesso che non c’è più mi manca... sarà la nostalgia di quei nove mesi. So bene che il nostro legame sarà per tutta la vita e ancora oltre...”

Adesso mia figlia ha vent’anni. È bella come il sole, assolutamente! Quando ci diciamo che ci vogliamo bene aggiungiamo “infinito e oltre”. E’ il linguaggio del cuore perché ci viene così spontaneo!

Io, però, sono stata chiamata “mamma” molto prima di Jasmine.

Ho conosciuto Valentino quando aveva cinque anni e mezzo. Purtroppo la sua mamma era mancata alcuni mesi prima a causa di una malattia. Fra di noi c'è stato fin dall’inizio un legame speciale, tanto che dopo neanche un anno da quando ci siamo conosciuti, un giorno, in maniera del tutto spontanea, cominciò a chiamarmi “mamma”.

Ho sempre detto che questo appellativo da parte sua è uno dei regali più grandi che la vita mi abbia fatto e ne sono profondamente grata. Adesso mio figlio Valentino ha ventinove anni. Con i suoi occhi azzurri e i lunghi capelli biondi è un bellissimo ragazzo. Nei suoi confronti nutro una profonda ammirazione perché ha una personalità e un carattere deciso e difende a spada tratta le sue idee.

Il mio terzo figlio è anch’esso frutto di un desiderio profondo. Lui sì che l’ho inseguito per anni... solo che ero sprofondata negli abissi dei dubbi sulle mie capacità di sostenerlo. A un certo punto ci avevo persino rinunciato, con l’idea di lasciarmi l’anima in pace. Invece no. Lui continuava a essere presente nelle fibre più intime della mia esistenza.

Solo quando mi decisi a dargli spazio nel mio cuore, senza paure e senza controlli inutili, lui apparve. Ecco, questo è un figlio spirituale e soprattutto è il frutto della consapevolezza del mio amore per lui.

L’ho concepito con infinito amore. Come in un vero e proprio parto, sapevo il periodo intorno al quale sarebbe nato. Invece mi ha sorpresa venendo al mondo con una settimana di anticipo.

Ricordo molto bene quella domenica. Prima di mezzogiorno mi accorsi del suo arrivo guardando il mio smartphone. Mi viene da paragonarlo alla prima ecografia. Era lì. Era registrato. Esisteva. Per qualche istante rimasi semplicemente a guardarlo. Ero felicissima. Dopo tanti anni di attesa, di tentativi, di dubbi e di rinunce, finalmente era arrivato. Ancora oggi, quando ci ripenso, sento riaffiorare la stessa emozione e mi viene la pelle d’oca.

Come ogni neonato aveva bisogno di cure e di nutrimento. Sta crescendo molto bene e non posso che esserne felice. Mi accorgo che, mentre lui cresce, cresco anch'io. Mi piace guardarlo nel suo oceano di acque cristalline. All'orizzonte si distingue la sua sagoma di legno e il suo cuore dorato risplende come una stella che lo guida nel giorno e nella notte.

Non vorrei avere troppe aspettative su questo figlio. Così come ho cercato di lasciare liberi gli altri due, anche lui troverà la sua strada. Io posso soltanto prendermene cura e osservare con curiosità dove la vita lo condurrà.

Oggi so soltanto che pronunciare il nome dei miei tre figli e vederli crescere mi riempie il cuore di gioia. Sono grata anche al loro padre. Senza di lui questa parte della mia storia non sarebbe esistita.

Perché oggi vi ho raccontato queste storie della mia vita legate al tema della gravidanza, del parto e dell’essere mamma?

Perché la nascita non riguarda soltanto il giorno in cui veniamo al mondo. Avviene ogni volta che diamo forma a un sogno, quando scegliamo una direzione nuova nonostante le nostre paure, quando troviamo il coraggio di ascoltare il cuore e lasciarci guidare da lui.

È vero che non tutte le nascite avvengono in un clima di amore e serenità. E i figli si portano nel cuore ferite profonde legate alla propria storia familiare. Quelle ferite hanno solo bisogno di essere viste e accolte. I nostri genitori hanno fatto ciò che hanno potuto fare. Forse non sempre ciò di cui avevamo bisogno, ma ciò che in quel momento era possibile per loro.

E allora la domanda non è più: Perché è andata così?

La domanda diventa: Che cosa scelgo di fare della vita che ho ricevuto?

Qui e ora.

A mio avviso il primo passo per aprirsi a una nuova strada nella vita e raggiungere i propri sogni è guardare al passato con gratitudine. Probabilmente può sembrare una cosa non facile da fare, soprattutto se il cuore è ancora ingabbiato in sentimenti negativi. Però arriva un momento in cui il cuore chiede qualcosa di diverso. Chiede libertà. Ed è lì che bisogna fare il passo e avere la certezza che è la cosa giusta da fare.

Se ci pensiamo bene, la vita ci chiede di diventare adulti interiormente. Questo significa accoglierci amorevolmente così come siamo, come farebbe un genitore di fronte al proprio bambino, guardarlo negli occhi e dirgli semplicemente: «Ti vedo. Ci sono.Ti amo.»

Per questo l’altro passo importante che si può fare è quello di avvicinarsi al proprio bambino interiore. Nell’articolo “Conosci lo sguardo del tuo bambino interiore?(come fare una bambola di lana) troverai un’attività per dare una forma concreta a questo aspetto della nostra psiche. Una volta in mano, cominciare ad amarlo senza se e senza ma.

A questo punto, ti invito a riflettere su queste domande: stai vivendo la tua vita? Oppure sei ancora un figlio o una figlia in lotta con i tuoi genitori? Insegui i tuoi sogni e ti sfuggono?

Non credi che, per rispondere a queste domande, sia necessario prima fare pace con le proprie radici e, da lì, andare incontro, con amore, a quel bambino che ancora vive dentro di noi?

Esistono percorsi che possono aiutarti a guardare con occhi nuovi la tua storia e a liberare energie preziose per realizzare i tuoi sogni. Non aspettare troppo a lungo se senti che è arrivato il tuo momento.

Ogni giorno la vita ricomincia.

Luz

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